lunedì 22 giugno 2009

NUVOLE


A volte le parole fanno fatica ad uscire, pur provando forti emozioni. non resta in questi momenti che impadronirsi di scritti altrui per riuscire a"vomitare tutto fuori"... e ricercare una "nuova stabilità".




BLOODSTREAM
(Stateless)

Wake up
lok my in the eyes again
I need to feel your hand upon my face

Words can relay nice
they can cut your open
and then the silence surrounds you and haunts you

I think I might have inhaled you
I could feel you behind my eyes
you've gotten into my bloodstream
I could feel you floating in me
they can cut you open
and then the silence surrounds you and haunts you

The spaces in between
two mind and all the places they have been
the spaces in between
I tried to put my fingher on it
I tried to put my finger on it

I think I might have inhaled you
I could feel you behind my eyes
you've gotten into my bloodstream
I could feel you floating in me

Dedicato a coLui che "con me ha scritto una breve storia pur non avendomi vissuto". Con profondo affetto!

venerdì 12 giugno 2009

IN UFFICIO

È appena passata l’una e come ogni giorno mi accingo a bloccare il computer. Alzo il ricevitore e digito l’interno 6. “ehi Mark, sei pronto per il panzo?”. “si Spillo, ora arrivo”. Lo aspetto in ingresso. Stiamo per uscire dallo studio quando una chiave viene a forza infilata nella “topa” della serratura e la porta si apre. Il capo. “buongiorno Mark, buongiorno Spillo”. E già ci aveva oltrepassati dirigendosi verso il suo ufficio. “Buongiorno Dottor S. Noi stiamo andando a mangiare un boccone, gradisce qualcosa?”. “no” risponde lui “mi fermo solo per poco e poi scappo. Ho un appuntamento per le quattordici”. Abbasso la maniglia e faccio scattare la porta velocemente. “Ah Spillo, pensavo proprio a te stamattina… sotto la doccia”. Silenzio. Guardo Mark, con sguardo interdetto; lui sorride. Leggo nei suoi occhi parole marchiate a fuoco: “….e mò son cazzi tuoi!”. “Come mai, dottor S pensava a me stamattina?”. È bastato così poco per pensare di essere diventato il sogno erotico del capo. Non è così usuale che qualcuno ti pensi sotto la doccia… e in effetti mai me lo sarei aspettato da Dottor S. Mi chiedevo cosa avessi fatto di tanto eclatante per attrarre la sua attenzione in un momento così privato. Che poi…solitamente sotto la doccia si canta, ci si rilassa e non si pensa al lavoro. “cazzo dottore non potrebbe cantare anche lei, come tutti?”. Parole pensate, ma fortunatamente mai uscite di bocca. “Spillo, ti pensavo perché non abbiamo più controllato quel progetto a cui stavi lavorando!”. Rispondo che lascerò una copia del plico sulla sua scrivania, appena di ritorno dal pranzo. L’illusione anche sta volta ha avuto vita breve.