martedì 19 gennaio 2010

A TE


Grazie a te, che mi hai accolto nella tua casa e mi hai tenuto tra le tue braccia... in silenzio!

AD UN'AMICA



Rebecca pensa: "Ma dove diavolo sarà finito!". Cerca di scaldarsi nella fredda serata di metà ottobre, mentre aspetta immobile tra i fari delle auto che la investono e persone brulicanti che hanno fretta di tornare a casa. Pensa che non sarà facile affrontarlo: questa volta dovrà ascoltare. " Eccolo finalmente". Nella folla individua Lorenzo, nel suo passo lento e ciondolante; lo sguardo basso quasi a seguire il tempo scandito dal ticchettio dei suoi piedi. "Ciao Rebe" e alza le mani quasi a voler bloccare l'impeto dell'amica. "Lo so sono in ritardo, sono colpevole. E non ho voglia di cercare una scusa plausibile. Il traffico? una telefonata dell'ultimo momento? Se puoi scusami e basta!". Rebecca alza gli occhi al cielo e d'impeto alzerebbe pure le mani: "Non ti sopporto quando fai così. Capita a tutti di avere momenti difficili, sai Lolli? E non pensare di essere l'unico, perchè veramente, non lo sei!". Silenzio. " Scusami!" aggiunge Rebecca, e subito, per rompere l'imbarazzo: "Dai, entriamo?! Oggi non riesco a scaldarmi le mani e ho un forte bisogno di un intruglio alcolico!". Si avviano all'ingresso, e aperta la porta si rifugiano nella sonnolenta penombra del locale. "C'è un tavolo là nell'angolo, così stiamo un po' tranquilli". Rebecca conosce molto bene l'indole che spinge sempre Lorenzo a scegliere i posti più appartati e silenziosi, e che spesso lo porta a chiudersi ermeticamente e a sprofondare in una sorda e ovattata solitudine. Lo asseconda e si dirige verso il fondo del locale. tolta la giacca prendono posto. "Lolli, che ti succede!?! Oggi quando ti ho sentito al telefono mi sono preoccupata, sai, ed ero in pena per te. Non riconoscevo quella inespressività nella tua voce, quelle risposte a monosillabi che non ti appartengono, ed ho sentito forte la voglia di stare un po' con te". Lorenzo guarda fisso Rebecca negli occhi e pensa di essere molto fortunato ad avere un'amica come lei, così sensibile, così forte, così capace a decifrare le sue debolezze. Gli occhi si illuminano di luce; Lorenzo abbassa lo sguardo cercando di tenere imprigionata la sua fragilità, e una lacrima fende quella guancia arida. "Perchè piangi, ora. Lolli..." "Concedimi questo momento di commozione, Rebecca. Sento il tuo affetto; sento la tua vicinanza; le tue mani come se fossero sul mio corpo, e per un attimo il pensiero si è abbandonato al ricordo: a quel giorno di primavera in cui ci siamo odiati; in cui ci siamo insultati; quel giorno nel quale abbiamo discusso, ci siamo abbracciati, capiti e ritrovati". Lui, mai dimenticherà quegli occhi marroni striati di rosso, caldi ed espressivi che, allora, non chiedevano altro che di essere compresi ed "accarezzati amorevolmente".

RISVEGLIO


Ecco. Anche stamattina è successo. Gli occhi ancora chiusi e lo stato vitale non del tutto vigile. Mi assale quella sensazione di confusa malinconia: la testa " corre" fra mille pensieri, le gambe, invece, ancora anestetizzate dal sonno.