sabato 11 luglio 2009

VECCHIO APPUNTO

"La gabbianella non è un gatto e il gatto non è un uccello. Ma entrambi non si curano di queste sottigliezze. E Zorba, il gatto, coverà l'uovo, e Fortunata riconoscerà in Zorba la figura della madre. Chi l'avrebbe mai detto che un gatto nero del porto di Amburgo, alla fine avrebbe insegnato a volare all'uccello che si fidava di lui? Forse la vita è anche questo!
Qalsiasi cosa dovesse accadere tra di noi, vorrei che sapessi che rimarrai per sempre nel mio cuore come la persona che ha saputo farmi volare."
Un appunto trovato in un vecchio libro... e di nuovo voglio volare!

lunedì 22 giugno 2009

A volte le parole fanno fatica ad uscire, pur provando forti emozioni. non resta in questi momenti che impadronirsi di scritti altrui per riuscire a"vomitare tutto fuori"... e ricercare una "nuova stabilità".

BLOODSTREAM
(Stateless)

Wake up
lok my in the eyes again
I need to feel your hand upon my face

Words can relay nice
they can cut your open
and then the silence surrounds you and haunts you

I think I might have inhaled you
I could feel you behind my eyes
you've gotten into my bloodstream
I could feel you floating in me
they can cut you open
and then the silence surrounds you and haunts you

The spaces in between
two mind and all the places they have been
the spaces in between
I tried to put my fingher on it
I tried to put my finger on it

I think I might have inhaled you
I could feel you behind my eyes
you've gotten into my bloodstream
I could feel you floating in me

Dedicato a coLui che "con me ha scritto una breve storia pur non avendomi vissuto". Con profondo affetto!

venerdì 12 giugno 2009

È appena passata l’una e come ogni giorno mi accingo a bloccare il computer. Alzo il ricevitore e digito l’interno 6. “ehi Mark, sei pronto per il panzo?”. “si Spillo, ora arrivo”. Lo aspetto in ingresso. Stiamo per uscire dallo studio quando una chiave viene a forza infilata nella “topa” della serratura e la porta si apre. Il capo. “buongiorno Mark, buongiorno Spillo”. E già ci aveva oltrepassati dirigendosi verso il suo ufficio. “Buongiorno Dottor S. Noi stiamo andando a mangiare un boccone, gradisce qualcosa?”. “no” risponde lui “mi fermo solo per poco e poi scappo. Ho un appuntamento per le quattordici”. Abbasso la maniglia e faccio scattare la porta velocemente. “Ah Spillo, pensavo proprio a te stamattina… sotto la doccia”. Silenzio. Guardo Mark, con sguardo interdetto; lui sorride. Leggo nei suoi occhi parole marchiate a fuoco: “….e mò son cazzi tuoi!”. “Come mai, dottor S pensava a me stamattina?”. È bastato così poco per pensare di essere diventato il sogno erotico del capo. Non è così usuale che qualcuno ti pensi sotto la doccia… e in effetti mai me lo sarei aspettato da Dottor S. Mi chiedevo cosa avessi fatto di tanto eclatante per attrarre la sua attenzione in un momento così privato. Che poi…solitamente sotto la doccia si canta, ci si rilassa e non si pensa al lavoro. “cazzo dottore non potrebbe cantare anche lei, come tutti?”. Parole pensate, ma fortunatamente mai uscite di bocca. “Spillo, ti pensavo perché non abbiamo più controllato quel progetto a cui stavi lavorando!”. Rispondo che lascerò una copia del plico sulla sua scrivania, appena di ritorno dal pranzo. L’illusione anche sta volta ha avuto vita breve.

venerdì 6 febbraio 2009

...Safari dentro la mia testa,
ci son più bestie che nella foresta!
Ye ye yeye yeyeye. Ye ye ye ye yeyeye

Fuoco. Acqua... elettrcità!


Spesso vedi “bestie” intorno a te, e non ti accorgi che,spesso, abitano in te. Invece! Quelle piccole incertezze che rallentano il tuo passo, i pregiudizi che precludono nuove esperienze, le parti di te che non ti piacciono, che sopprimi e tieni gelosamente nascoste e spesso “feriscono” i tuoi desideri.

E mi ritrovo su un cornicione, le braccia aperte, lo sguardo basso. Impaurito!La brezza della sera mi accarezza il viso ed il freddo mi attraversa prepotentemente. Il ponte è deserto a quest’ora e l’acqua scorre sotto di me, quasi incurante! Chiudo gli occhi e mi lascio cadere! I sensi si abbandonano e cerco di trattenere la paura tra i pugni serrati. L’obblio. tanto presenti i ricordi, tanto lontano, io, da tutto!
Allungo le braccia sotto la mia testa e capovolto mi spingo verso il fiume. Il contatto. Gelo tra le mani, fuoco nella testa! Per un attimo tocco la libertà, ma subito vengo risucchiato verso l’alto da quel nastro elastico avvinghiato ai miei piedi! Velocemente risalgo...gli occhi spalancati, le tensioni ingabbiate per troppo tempo, ora libere. Rimango a mezzaria, e vedo, “tutto”. Sottosopra! Mi accorgo che per troppo tempo ho guardato le cose dal punto sbagliato, e mi sento libero.

giovedì 22 gennaio 2009

A volte non li capisco: "Gli uomini"

...un po’ di tempo fa.
Ti capita di incontrare una persona, ti colpisce, ti piace. Hai occasione per pura casualità di scambiarci quattro chiacchiere... e tutto comincia.
Si esce e il giorno dopo, nel bel mezzo di una giornata lavorativa nella quale continui a chiederti: “ma non potevo fingere un malore fulminante stamattina”, ti trovi a scambiare qualche messaggio sul tempo trascorso insieme la sera prima.

@:”...è bello ansimare, ululare, mugolare... surreale ma bello. Dai dillo: Coglione!”
Non lo pensavo davvero, anzi.... ricordavo noi due nella notte a fissarci negli occhi, l’un l’altro. Forti vibrazioni. Quel viso nella penombra fra le mie mani.

A:”trovo tutto ciò sia bello, soprattutto quando lo fai e stai bene!”
A:”sei una bella persona! Rido”
Lo scrivo pensandolo veramente, ma con un po’ di malizia sapendo che non è la sua frase preferita: la detesta!

@:”No! Divento hulk! Ridi. Ridi!
(e già avevo capito che gli erano un po’ girate le palle)

@:”A me per esempio fa star bene scoreggiare e ruttare.”
Rimango un po’ interdetto; mi sarei aspettato una frase un po’ più soft e un po’ meno incisiva. e dire che non sono una persona romantica; le cose troppo sdolcinate mi creano forti scompensi: soffro di “diabete affettivo”.

Rispondo cercando di capirne il senso
A:”Ne deduco il significato nascosto: con me non hai fatto nessuna di queste cose, quindi... non sei stato troppo bene.”
Ora mi aspetto una frase esaustiva, capace di chiarifica.

@:”le scoregge non sempre puzzano... per esempio”

A distanza di tempo Ancora mi chiedo che avrà voluto dire. Forse era una cosa carina e non ci sono arrivato?

domenica 28 dicembre 2008

Golden shower


Zia P: “siccome non mi fido di me e di questa settimana che sarà furente, passi per un caffè oggi? Oppure spritz sta sera. Dai che devo dirti una cosa. Fammi sapere!”

In effetti il periodo non è dei migliori. Il Natale è ormai alle porte: molto amici “nomadi” con la valigia pronta in procinto partire per la montagna o per tornare al nido. Anche zia P parte: la sua solita vacanza benessere, per ritemprare il corpo e la mente! Sarà! Sarà meglio che mi organizzi non posso lasciarla partire senza salutarla.
Tante cose da fare e .... cazzo la macchina dal meccanico! Proprio oggi.

A: ”Che ne dici se passo da te per un caffè dopocena? Ho la macchina dal meccanico.”
Zia P: “Aggiudicato...pure meglio!”

L’appuntamento è per le 21.30.
La casa è accogliente come sempre: arredata con gusto. Sobria, qualche pezzo di modernariato e qua e la sprazzi di colore. La macchinetta del caffè è sempre pronta all’uso, anche oggi. C’è musica in sottofondo. Noi due. Si chiacchiera; si discute e ci si prende un po’ in giro, come da copione. Con lei sto bene.

A: “Cosa?”
(Ora non sto più tanto bene!)

A: “@ scrive?”
Zia PGrassetto: “Si scrive.”

Ah però. Non l’ho frequentato per molto, ma abbiamo “condiviso un letto”, e questa mi giunge nuova! Mi chiedo perchè non me l’abbia detto. (sconcertato). Il giorno dopo mi metto a fare ricerca; un po’ di indizi Zia P me li ha dati. Google e via! A volte le cose non tornano e comunque la tua testa si arrovelli, le domande sembrano non avere risposta chiara e definitiva.

A: “Questa poi!”
Zia P: “Questa poi, che, ti droghi?”
(avrei preferito: con un po’ di stupefacente in corpo: sarei stato un po’ meno ricettivo!)

A: “Pioggia dorata? Questa è più una.... bella doccia gelata!”
A: “Domanda. Chi cazzo ho conosciuto dieci mesi fa?”
Zia P: “ Magari eri tu a spaventarlo e lui si è un po’ tarpato le ali perchè aveva paura di sconvolgerti! Come mi piace farti entrare in crisi! (Certo: ora la riconosco. Non me ne lascia passare una! L’apprezzo per questo, anche se a volte sarebbe meno faticoso averla dalla mia parte, a sostenermi. Improbabile.)

A: “Io a spaventarlo? Poco credibile. Comunque non sono in crisi. Penso al fatto che una persona (lui) possa donare (donarmi) qualcosa Corsivo(una parte di se) senza saperlo; riesca a riempire ora (spazio dentro di me), senza averlo fatto quando ce n’è stata occasione. Strano.”

Il suo modo di scrivere è ardito; il “Suo Spazio” molto interessante. Ci trovo cose che mai avrei associato a lui e mi rendo conto di quanto spesso le cose non siamo così scontate, e le persone, a volte, come te le eri immaginate. Colori, facce, testi! Tutto nuovo: curiosità. Guardo, leggo, ascolto. Riascolto. Riascolto; mi piace.


Ricordo...10 mesi prima.
La prima cosa: i suoi occhi, marroni; intensi. E’ una persona che passa un po’ inosservata, i sui occhi no: sono espressivi, sorridono, sono caldi; ora seri, spigolosi. Mi piace osservarlo da lontano, nel caos del sabato sera.
Tensione!
Zia P: “Lui è A.”
Zia P: “Lui è @.”
Eccola. Ogni tanto è in vena e sente irrefrenabile l’esigenza di combinarne una delle sue. Di combinare: lui e lui. Ed eccoci l’uno di fronte all’altro.

Ammetto che:
“Quando ci siamo conosciuti per me era un gran periodo di merda, ero molto concentrato su di me e spesso arrancavo in cerca di significati. Ho apprezzato la tua pazienza nell’ascoltarmi (quanto parlo a volte) pur avendo alle spalle un così breve trascorso condiviso. Ho rari seppur bei ricordi di noi due soli, in quella casa ancora vuota dove i suoni si perdevano. La nebbia dei nostri respiri. Il letto pronto: accogliente, bianco, surreale.
Scusami per non aver saputo vedere: mi sarebbe piaciuto condividere questa tua passione, sentirtene parlare; forse non sarei riuscito a comprenderne il significato primo, ma penso sarebbe stato un ottimo pretesto per affondare il coltello un po’ più in profondità ed entrare l’uno nell’altro senza paura.”

AmaliaApi

L’anno 2009 è ormai alle porte e credo che questa volta valga la pena cominciarlo con nuovi progetti, nuovi presupposti. Ed eccomi: finalmente in uno spazio tutto mio. Qui comincia una nuova esperienza. Spero sia questa una occasione per chiacchierare di frivolezze, a volte, per confrontarsi, per conoscere e magari crescere, un po’. Qui tutto è concesso, nel limite della decenza: ognuno può portare il proprio contributo, la propria esperienza. Quindi: benvenuto!
Passato, presente e futuro spesso nei racconti si intrecceranno e mescoleranno senza un chiaro filo logico: importante è che tu “tenga” un capo; io reggerò l’altro. Pian piano la matassa verrà così sbrogliata, il significato si farà più evidente, il colore più nitido.... con il tempo.